Da qualche anno si parla di un nuovo ospedale del Ponente voluto dalla Regione Liguria: la “pratica”, però, è ferma perché non si riesce a trovare l’accordo politico sulla localizzazione del futuro plesso sanitario, e soprattutto perché, con l’operazione “Nuovo Galliera” i soldi a disposizione, oggi, non sono molti. Si chiede chiarezza sulle intenzioni della giunta Toti, soprattutto per quanto riguarda le strutture del ponente genovese visto il loro progressivo ridimensionamento, chiusura reparti come neurologia e chiusura contratti di equipe, a fronte di una maggiore emergenza sanitaria registrata nella zona più popolosa di Genova.

In questo contesto è assolutamente necessario che l’ospedale di Sestri Ponente resti operativo, perché si tratta di un presidio sanitario indispensabile per salvaguardare la salute dei cittadini del medio ponente genovese, purtroppo le persone hanno già pagato un sistema che chiude ospedali senza trovare soluzioni alternative ai bisogni del territorio. Le strutture si possono trasformare e razionalizzare, ma devono essere in grado di rispondere alle necessità degli abitanti.

Peraltro gli edifici che compongono il Padre Antero Micone sono per la maggior parte nuovi, il problema semmai resta la carenza di personale, anche se per assurdo a seconda delle necessità, alcuni interni vengono destinati in quel di Villa Scassi. I reparti di Oculistica, Ortopedia, Ottorino, Medicina e Cardiologia non solo sono perfettamente operativi e funzionanti, ma alcuni primeggiano come specialità rispetto ad altri ospedali cittadini.

La piastra ambulatoriale è del 2005, quindi recentissima e per chiudere la bocca a chi pensa che si tratti di un polo minore, la capienza dell’intera struttura potrebbe raggiungere addirittura i 500 posti, contro l’assurdo progetto del Nuovo Galliera che, sotto le spoglie di una sporca operazione immobiliare, non raggiungerebbe neppure i 300 posti letto. Manca una sala di rianimazione è vero, ma i costi per creare un vero e proprio centro del Ponente sono assolutamente irrisori dalle cifre che sono state preventivate sui nuovi progetti.

Occorre una nuova tipologia di coordinamento tra le strutture, prevedendo sì l’accorpamento dei reparti per le terapie intensive per le quali sono necessarie strumentazioni specifiche, ma garantendo assistenza di primo soccorso sanitario 24h e una buona quota ambulatoriale anche per le visite ordinarie e per i reparti specifici per poter avvicinare sempre più l’assistenza alle persone. Secondo i dati di accesso alla struttura ospedaliera di Sestri Ponente, infatti, il numero di prestazioni di Primo Intervento erogate è in crescita costante negli ultimi anni: dai 17 mila del 2014 abbiamo oggi superato abbondantemente i 20 mila.

L’assistenza sanitaria e ospedaliera non deve essere sottovalutata: la razionalizzazione del sistema non può solo passare attraverso un calcolo ragionieristico dei costi e dei risparmi, ma deve comprendere anche le reali esigenze della cittadinanza. Dover attraversare la città, peraltro con un servizio di trasporto pubblico sempre più in affanno, anche solo per una visita, non fa bene alla salute.

Condividi questo articolo: