La Gronda è un’opera non solo inutile, ma anche dannosa.
Far passare il messaggio che Genova uscirà dall’isolamento grazie ad una opera come la Gronda è solo una grande balla per sostenere un’opera nella quale non crede più nessuno.
L’isolamento da cosa? I veri problemi del Ponente sono ben altri, non di certo la “viabilità”. La viabilità va affrontata in tutt’altro modo. Va ripensata e modernizzata. Il trasporto pubblico va incentivato, non distrutto anno dopo anno.
Qualcuno dirà, serve al Porto perchè deve lavorare?
Neanche. Il Porto di Pra’ sono anni che chiede un secondo binario in uscita per rinforzare il trasporto su ferro.
Con una città come Genova, con la sua morfologia, il trasporto container dovrebbe avvenire principalmente su ferro e non creare nuove infrastrutture per incentivare il trasporto su gomma.
I problemi non si risolvono con una opera mastodontica che andrà a sventrare Vesima, le valli della Val Polcevera e del Ponente, compresi posti turistici come Villa Duchessa di Galliera, oggi patrimonio Unesco. Domani non si sa a questo punto, potrebbe diventare patrimonio di Autostrade?
Verranno scavate montagne per un percorso che per il 96% sarà in galleria. Risultato? Ben 9 milioni di metri cubi che verranno gettati in mare come riempimento dell’attuale canale di calma dell’aeroporto riducendolo dagli attuali 240 metri ai futuri 60.
Praticamente verrà riversata una montagna in mare.
Un costo che va dai 4 ai 6 miliardi di euro. Pensate quante cose si sarebbero potute fare con tutti quei soldi per il bene del territorio.
Chi oggi promuove la Gronda come la soluzione all’isolamento di Genova, la soluzione alla viabilità, sono gli stessi che hanno portato Genova, il ponente Genovese in particolare, ad essere quello che è oggi. Qualsiasi loro decisione si è dimostrata col tempo fallimentare, sia per quanto riguarda l’occupazione (oggi praticamente è un utopia a Genova), sia per quanto riguarda la salvaguardia del territorio, del paesaggio e della salute.
I loro disastri sono sotto gli occhi di tutti. C’è chi ha ancora il coraggio di affidarsi alla loro visione di città?