Ieri si è svolta l’Assemblea pubblica sul Depuratore e l’Impianto di trattamento fanghi a Cornigliano, dove si è avuta conferma che entro aprile, l’area di 15.000 mq sulla destra idrografica del torrente Polcevera, ospiterà un impianto industriale capace di trattare 180.000 abitanti equivalenti per le acque e 250.000 per la linea fanghi.

Un opera del valore superiore ai 61,6 milioni, di cui 750mila euro per la progettazione, 58,7 milioni per l’esecuzione delle opere, 300mila euro per il supporto tecnico opzionale per un anno e 1,8 milioni di costi per la sicurezza.
Il depuratore dovrà trattare le acque reflue del bacino della Valpolcevera e i fanghi prodotti anche dagli attuali depuratori di Punta Vagno, Darsena e Sestri Ponente.
Da cronoprogramma, l’inaugurazione del nuovo impianto è prevista il 14 dicembre 2021
Il percolato di Scarpino non arriverà più al depuratore per essere trattato direttamente sul posto ed è stato assicurato dai tecnici Ireti che Quinto Sturla Pegli e Voltri NON saranno allacciate nè adesso nè in futuro a questo impianto.
Per quanto riguarda Punta Vagno c’è un’impegno del sindaco per rendere autonoma questa linea dopo la messa in funzione dell’impianto di Cornigliano.
(anche se va detto che un anno fa lo aveva promesso sin da subito).
Ricalcando le parole della mia grande amica Lia Gambino, grazie a tutti coloro che hanno parlato, protestato con cognizione di causa, fatto domande, in particolare a Fabio Ceraudo, con cui abbiamo preparato e presentato una serie di interrogativi (che allego) corredati di elementi tecnici, che, per ovvi motivi, il più della popolazione non è in grado di presentare.
Se è vero che l’opera è già iniziata, se è vero che dobbiamo tornare indietro di ben due amministrazioni per trovare gli artefici di queste decisioni, è altrettanto vero che in questi anni il progetto ha avuto degli ampliamenti anzichè delle riduzioni d’esercizio.
E questo è sotto gli occhi di tutti.
Adesso è importantantissimo tenere alta la guardia ed esigere di essere costantemente relazionati su ogni cosa venga decisa.
Avere la sicurezza che i controlli, i monitoraggi e le future manutenzioni siano eseguite in maniera oltremodo perfetta e continuare a richiedere perchè non sia possibile far sì che la produzione in eccesso di biogas venga riutilizzata anzichè bruciata e dispersa nell’ambiente.
Noi vogliamo che i rischi presenti nell’attività di esercizio e manutenzione dell’impianto di depurazione dei reflui civili e del trattamento fanghi, porti dei sistemi di prevenzione e protezione con un coefficiente talmente elevato da offrire, sia ai cittadini che ai lavoratori, garanzie assolute ed incontestabili in tutti gli aspetti: qualità dell’aria, ambienti di lavoro, sicurezza degli impianti, macchine, manutenzione, organizzazione del lavoro.
Per questo noi chiediamo: (Intervento del nostro Consigliere Comunale Fabio Ceraudo)

Oltre alla paesaggistica che al momento è poco rilevante,
SIC e mancata valutazione incidenza: anche il sito non è nel perimetro ma indirettamente può rilevare come spiega corte di giustizia
VIA: manca nel SIA ogni riferimento al parametro salute
VIA: mancano le alternative complete c’è solo la zero e non basta.
Scrivono che il progetto è già nella pianificazione ma non sono state valutate alternative di sito e tecnologiche.
Non si è tenuto conto linee guida minambiente per la progettazione dei depuratori sia sotto il profilo della progettazione per i sensi codice appalti, che dei parametri ambientali.
Odori: i limiti sono alti e le linee guida Apat minambiente affermano che impianti depurazione vanno tenuti lontani da zone densamente abitate. Non solo ma per i limiti e le misure per monitorarli e mitigarli citano le norme lombarde sul compostaggio ma la Lombardia le ha fatte specifiche sugli impianti di depurazione.
E’ confermato il bacini di utenza finale a pieno regime con 250.000 abitanti serviti per il trattamento fanghi?
Non sarà soggetta ad ampliamento?
In termini di sicurezza e di emissioni cosa cambia concretamente una linea fanghi più ampia rispetto alla linea depurazione?
Quali saranno le emissioni in atmosfera della torcia prevista e il suo inquinamento visivo (in termine di luce)?
Perchè non sia possibile far sì che la produzione in eccesso di biogas venga riutilizzata interamente per usi industriali, anzichè bruciata e dispersa nell’ambiente.
Come è stato valutato il rischio dell’inserimento di un nuovo gasometro da 2500 mc e cosa succederebbe in caso di incidente?
Sono previsti impianti “ATEX” (aree a rischio di incendio e esplosione)?
Il serbatoio da 2500 mc di gas previsto è soggetto a D.lgs 105?
E’ previsto un sistema di impermeabilizzazione delle vasche, oltre al calcestruzzo armato?
Sono previsti sistemi di misurazione e controllo delle emissioni odorigene?
Quali sono i piani di coinvolgimento della Popolazione per l’impatto delle emissioni odorigene?
Quanti mezzi pesanti sono periodicamente previsti per lo smaltimento dei fanghi?
Che percorso cittadino faranno per procedere al trasporto del rifiuto?
Quali sono le condizioni attuali del sottosuolo (analisi fisico-chimiche)?
Sono state eseguite campagne di caratterizzazione del sottosuolo?
L’Enac richiede vernici a bassa riflessione, ma per i gas sono necessarie vernici ad alta riflessione…. come conciliamo?
In considerazione delle esperienze negative vissute sul precedente impianto, le manutenzioni saranno rigorosamente programmate e doverosamente documentate e rese pubbliche?
VAS -> valutazione ambientale strategica
VIA -> Valutazione di Impatto Ambientale più importante
A fine vita dell’impianto, chi si occuperà della bonifica delle aree del ex impianto di via Rolla?
E quali saranno i tempi di dismissione e recupero dell’area urbana?
A quale destinazione d’uso sarà riservata?

Attendiamo al più presto risposte (oltre quelle già fornite in assemblea) in una commissione apposita composta da una rappresentanza di cittadini e istituzioni locali.
Chiedo cortesemente a chi si sente sufficientemente preparato dal punto di vista tecnico di rendersi disponibile.
Grazie sempre a TUTTI
Roberto Campi